MotoGP 2019 Malesia. Jorge Lorenzo dovrebbe dire basta
GP Malesia

MotoGP 2019 Malesia. Jorge Lorenzo dovrebbe dire basta

GP dopo GP la domanda è sempre la stessa: come si può continuare così? Jorge assicura che andrà avanti con la Honda, ma in gioco non c’è solo la carriera, anche la reputazione. Una situazione difficilissima e molto delicata che, forse, può risolvere solo il pilota
di Giovanni Zamagni

Sepang - Ormai nel paddock si parla solo di Jorge Lorenzo: cosa farà nel 2020? "Continuerò a correre con la Honda, voglio provare a essere competitivo anche con questa moto” ripete lui allo sfinimento.

Ma è chiaro che così non si può andare avanti, bisogna trovare una soluzione. “So che si parla tanto di me, purtroppo però non per i risultati… Ma non mi interessa” ammette Jorge, che perde la pazienza solo commentando la notizia scritta da un giornalista spagnolo. “Secondo lui avrei detto che a Phillip Island c’era un problema tecnico nella moto e che per l’anno prossimo cambierò un po’ di persone nel box: totalmente inventato” dice Lorenzo.

Il pessimo risultato australiano, però, è una certezza, anche se verrebbe da pensare a uno scherzo.
«Quella è una pista molto complicata per me e con questa moto non ho avuto nessuna fiducia nell’anteriore: con curvino così veloci, se non senti il davanti vai veramente piano. Sono arrivato ultimo: non mi era mai successo, ma c’è sempre una prima volta».

Lorenzo prova a fare il punto della situazione che peggiora continuamente: ogni gara è ancora più negativa di quella precedente.
«E’ una situazione dura, fisicamente e psicologicamente. Fisicamente perché l’infortunio alle vertebre richiede molto più tempo per guarire di quanto mi aspettassi; psicologicamente, perché tutte le volte che ho provato a spingere più forte, sono caduto pesantemente, a Montmelò nei test e ad Assen in prova. Per tutto questo, non sono competitivo in un campionato dove il livello è altissimo e tutti i piloti sono al meglio fisicamente».

Lui non lo è, e anche se sui social posta continuamente foto mentre si allena, la sensazione è quella di un pilota totalmente fuori forma fisicamente, probabilmente troppo condizionato dal problema alle vertebre. Il problema più grande rimane la confidenza con la moto: secondo Lorenzo la 2018 era più adatta al suo stile di guida.
«A un certo punto della stagione, qualche mese fa, ho chiesto se c’era la possibilità di tornare alla 2018, ma mi è stato detto di no (anche a livello regolamentare non sarebbe stato possibile, perché i motori vengono punzonati all’inizio dell’anno, nda)».

Qui, Jorge è convinto di potere fare meglio. «A Sepang sono stato veloce con tutte le moto, ho conquistato pole e vittorie. L’obiettivo è fare come negli ultimi dieci giri a Motegi», dice. E fa un po’ rabbrividire sentirgli fare certe afferamazioni: lui era uno abituato a lottare per il gradino più alto del podio, non per entrare nei dieci. Ma questa è la situazione attuale.

QUALE FUTURO?
La domanda è sempre la stessa, la risposta non c’è: che futuro può avere un rapporto così tra la più grande Casa motociclistica del mondo e uno dei piloti più forti degli ultimi dieci anni? Secondo Lucio Cecchinello, Lorenzo proverà la versione 2020 ("Mi hanno detto che va meglio della 2019" commenta il pilota) per poi decidere se continuare anche nella prossima stagione.
Marquez, però, assicura che la RC213V dell’anno prossimo sarà molto simile all’attuale.
«Sì, ha le stesse criticità: per sfruttarla, devi cadere più di 20 volte, come ho fatto io in passato» dice Marc Marquez, sapendo benissimo che Lorenzo questo non lo farà mai.

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E allora? E allora, bisogna arrivare a una soluzione, perché Jorge non solo va piano, ma sembra non provarci nemmeno, completamente demotivato (come è normale che sia). Io credo che Jorge dovrebbe avere la forza di dire basta, anche con la consapevolezza che fermarsi un anno significherebbe, probabilmente, chiudere a fine 2019 la sua carriera. Perché? Perché difficilmente nel 2021 ci sarà un team manager disposto a rischiare su un pilota fermo da un anno e dopo un 2019 disastroso. Sarebbe un peccato per il motociclismo. Ma è la realtà.

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