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MotoGP

MotoGP 2021. Test di Jerez: i tempi, le novità e i commenti dei piloti

Maverick Vinales ha chiuso davanti a tutti la giornata di test all’Angel Nieto Circuit, tentando un attacco al tempo dopo aver lavorato a lungo sulla frenata. Assente Fabio Quartararo, solo sette giri per Marc Marquez
di Emanuele Pieroni

L’Angel Nieto Circuit di Jerez ha ospitato ieri una giornata di test che ha visto scendere tra i cordoli quasi tutti i piloti della MotoGP, per provare le nuove soluzioni proposte dalle case e gli aggiornamenti in vista della seconda parte di questa prima metà di stagione. Assente giustificato, come è noto, Fabio Quartararo, volato in Francia per i problemi al braccio dovuti alla sindrome compartimentale. Solo sette giri, invece, per Marc Marquez, che ha preferito non rischiare per evitare di affaticare il braccio e, soprattutto, perché alle prese con alcuni fastidi conseguenti alla caduta rimediata venerdì in prova

Qui Aprilia…

In casa Aprilia l’obiettivo di giornata doveva essere, almeno stando alle indiscrezioni circolate nel paddock, quello di far compiere uno step ulteriore alla potenza del motore che, come è noto, è limitata per non rischiare nulla in termini di affidabilità. Il lavoro, però, è stato in parte rovinato dalla caduta rimediata da Aleix Espargarò, scivolato a causa dell’olio lasciato sulla pista dalla M1 di Maverick Vinales dopo un guasto. Il pilota spagnolo è dovuto ricorrere alle cure del centro medico e ha accusato qualche problema per il resto della giornata, strappando comunque il 14esimo tempo, dopo aver provato anche alcune componenti portate da Noale per migliorare la performance della RS-GP21. “Se penso a dove eravamo lo scorso anno e per quali posizioni lottiamo in questo 2021 – ha detto Espargarò – non posso che essere soddisfatto. Siamo sulla strada giusta e l’obiettivo del podio non è lontano”. Aprilia, lo ricordiamo, ripeterà i test nei prossimi giorni anche al Mugello, in una sessione privata a cui prenderà parte anche Andrea Dovizioso. Per quanto riguarda Lorenzo Savadori, infine, il lavoro di ieri ha riguardato, oltre che la prova delle nuove parti, anche la posizione in sella e la distribuzione dei pesi, con l’italiano che ha chiuso in ventumesima posizione.

Qui Ducati…

Set-up. E’ stata questa la parola d’ordine nel box ufficiale di Ducati e in quelli di Pramac e Avintia. Per tutti i piloti, infatti, il lavoro portato avanti nel test di ieri a Jerez ha riguardato principalmente i settaggi in vista di Le Mans, con Tito Rabat che, invece, ha lavorato anche sulla posizione in sella avendo ereditato la moto dell’infortunato Jorge Martin. Particolari novità, almeno a vista, non sarebbero state portate all’Angel Nieto Circuit con il lavoro di sviluppo che, invece, è stato affidato nei giorni scorsi a Michele Pirro, che ha girato al Mugello con la Desmosedici e che lo farà di nuovo nei prossimi giorni, sempre sul circuito toscano. “La Ducati è la moto migliore – ha detto Pecco Bagnaia (decimo ieri) – mi trovo bene e anche le sensazioni del mio compagno di squadra (Jack Miller ha chiuso diciottesimo) sono positive, questo significa che si sta andando nella giusta direzione”. Unaposizione condivisa anche da Johann Zarco, ieri migliore delle Ducati con il quinto tempo. Bene anche Luca Marini e Enea Bastianini, rispettivamente ottavo e tredicesimo, con il riminese che ha spiegato di aver lavorato sulla performance della moto nel giro secco e anche sulla partenza.

Qui Honda…

Un cupolino capace di fendere meglio l’aria molto simile a quello della Yamaha M1 e, per il resto, alcuni aggiornamenti che riguardano la ciclistica. Sono state queste le principali novità testate da Honda a Jerez per rendere più performante la RC213V. Soluzioni già testate, per altro, da Stefan Bradl durante il GP di Spagna. Ma in casa Honda ha dominato la delusione, non tanto per i responsi della pista, quanto perché Marc Marquez non ha potuto effettuare più di sette giri. “Ho preferito non rischiare – ha spiegato l’otto volte campione del mondo – In gara, domenica, ho molto affaticato il braccio”. Inoltre, il fenomeno di Cervera sta facendo i conti anche con i postumi della caduta rimediata nelle prove che hanno preceduto la gara e che gli è costata una forte contusione cervicale. Sensazioni positive, invece, per Pol Espargarò, che ha ammesso di dover ancora prendere le misure alla moto e di lavorare nella direzione che i tecnici Honda gli stanno suggerendo. Una strada inversa rispetto a quella di Takaaki Nakagami, che ha voluto rispolverare il telaio 2020 e che, probabilmente, andrà avanti con quello anche per il resto della stagione. Il giapponese è stato il primo delle Honda, con il quarto tempo, seguito al sesto da Espargarò. Quindicesimo e sedicesimo Alex e Marc Marquez.

Qui KTM…

Iker Lecuona è piuttosto soddisfatto, Miguel Oliveira e Brad Binder non si sono pronunciati più di tanto e Danilo Petrucci, infine, è piuttosto deluso. Il ternano, infatti, dice di non aver ancora trovato la quadra per riuscire a guidare come vorrebbe la sua KTM. Le soluzioni proposte per i test non sono state molte, con Petrucci che ha aggiunto: “E’ giusto che sia il pilota ad adattarsi alla moto. Ci sto lavorando e qualche spunto positivo c’è, ma siamo lontani dal miglior feeling. Però sento la fiducia di KTM e vedo il gran lavoro che si sta facendo e questo mi rende fiducioso. A Le Mans vedremo miglioramenti”. E’ ciò in cui confidano anche i due piloti ufficiali, Oliveira e Binder, che hanno chiuso rispettivamente in settima e undicesima posizione, a 0,6 e 0,8 secondi da Vinales. Diciassettesima e diciannovesima piazza, invece, per Lecuona e Petrucci.

Qui Suzuki…

In casa Suzuki, come hanno affermato anche il campione del mondo, Joan Mir e il suo compagno di squadra, Alex Rins, il lavoro ha riguardato principalmente la velocità della moto e la partenza, oltre ad una serie di comparative tra il motore attuale e quello per il 2022. E’ noto, infatti, che il team campione del mondo fa i conti con una moto affidabile e capace di sfruttare gli pneumatici meglio di altre, ma in difficoltà quando c’è da esprimere la massima potenza. “Per noi – ha spiegato Mir – è fondamentale riuscire a fare meglio in prova, per partire più avanti e potercela realmente giocare con gli altri. Quando sei mezzo secondo dietro qualcuno, è come sbattere contro un muro. Non puoi fermare la moto, la gomma anteriore si sta surriscaldando”.  Il test di Jerez, quindi, è stato indirizzato principalmente sui settaggi per rendere la moto più performante nel time attack, soprattutto in vista di Le Mans, una pista sempre difficile per Suzuki. Le soluzioni portate dagli ingegneri giapponesi sembrano aver funzionato, tanto che sia Mir, sia Rins si sono detti soddisfatti del lavoro fatto in giornata. Rins, in particolare, ha dominato in quasi tutte le sessioni, anche se poi ha dovuto arrendersi a Vinales, ma i due piloti Suzuki hanno chiuso comunque al secondo e terzo posto e con distacchi minimi dal primo.

Qui Yamaha…

Maverick Vinales ha strappato il miglior tempo e si è detto soddisfatto delle soluzioni proposte proprio per i test di Jerez dai tecnici della Yamaha. Novità che hanno riguardato principalmente la ciclistica, con il pilota spagnolo che, però, s’è concentrato principalmente sullo stile di guida e, in particolare, in frenata. “Ho visto i dati di Quartararo – ha detto Vinales – lui riesce a frenare in maniera più efficace e devo riuscire a farlo anche io per trarre il massimo da questa M1”. Una M1 che s’è rivelata meno intrattabile anche per Valentino Rossi, grazie alle novità messe a disposizione da Iwata. “Dopo il GP di Spagna – ha affermato il nove volte campione del mondo – era impossibile accennare un sorriso, invece oggi chiudiamo questa giornata di test con un accenno di sorriso. Non so se basterà, ma sento che Yamaha mi è vicina e mi sta aiutando e conto di venir fuori già da Le Mans da questa situazione”. Per Rossi la classifica finale fa registrare il dodicesimo tempo, che non è male se si considerano i risultati recenti, mentre il suo compagno di squadra, Franco Morbidelli, ha chiuso al nono posto, dopo aver provato un nuovo forcellone in carbonio e un nuovo parafango per la sua M1 SpecA. “Sono soddisfatto – ha detto l’italobrasiliano – ma l’esperienza del Qatar mi ha insegnato che i test possono ingannare e che non c’è da stare troppo sereni”.

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