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L'INTERVISTA

MotoGP. Andrea Dovizioso: “Ducati, anzi Dall’Igna non è stato trasparente”

In una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport, Andrea dice la sua verità: “Si parla di Ducati, ma decide solo Dall’Igna: per lui era finita dopo Sachsenring 2019, ma non me l’hanno mai detto. E non è vero che ho rifiutato una loro offerta, perché non me ne hanno fatte per il 2021”.
di Moto.it

Il contratto con la Ducati è scaduto il 31 dicembre 2020: adesso Andrea Dovizioso può parlare, dire la sua verità sul clamoroso divorzio con la Casa di Borgo Panigale.

Per farlo sceglie la Gazzetta dello Sport: come sempre, Andrea lo fa in maniera diretta, senza nascondersi. La sua verità è una: in Ducati comanda Gigi Dall’Igna, se ti metti contro di lui sei finito. Secondo il Dovi è successo per anni e dopo il GP di Germania 2019 la situazione è diventata insostenibile. Dopo quella gara, chiusa al quinto posto a 16”6 da Marc Marquez, con il compagno di squadra Danilo Petrucci poco davanti a lui, Andrea aveva sottolineato chiaramente quali fossero i problemi. Poi, dopo l’incontro con la stampa, ecco quello con gli ingegneri Ducati.

“Doveva essere un meeting tecnico - ha detto AD04 a Paolo Ianieri sulle pagine della Gazzetta dello Sport oggi in edicola -. C’erano idee diverse, c’era attrito e volevamo un incontro con tutti gli ingegneri. E’ iniziato come meeting tecnico, ma è diventato un confronto tra noi due (tra Dovizioso e Dall’Igna, nda) e, non so come descriverlo, Gigi si è sentito… colpito, attaccato. Per me lui lì ha chiuso le porte, ma le ha chiuse stando zitto. E quel che dice è la conferma. Però nel 2020 sono state fatte dichiarazioni sulla mia motivazione. Ora sappiamo che non è la verità. Non è stato trasparente. Perché la situazione in Ducati nel 2020 era quella del 2019, del 2018…”.

La trasparenza, effettivamente, è mancata: come sottolineato tante volte nei DopoGP, Ducati avrebbe dovuto essere più chiara, dire apertamente: “Dovi non ci interessa più per il 2021”. Sarebbe stata una decisione legittima: ogni Casa ha il diritto di scegliere il proprio pilota, pensare che per arrivare al titolo sia necessario cambiare strada. Andrea conferma che questo non è stato fatto con lui.

“Non c’è stato un comportamento trasparente, a differenza di Petrucci, a cui prima della stagione è stato detto che non ci sarebbe stato posto. Ma poi Dall’Igna ha dichiarato che in quel famoso meeting fatto a metà del 2019 aveva capito che era finita”, sono le parole di Dovi.

Forse avrebbe dovuto capirlo anche il pilota, considerando che nella pausa estiva del 2019 la Ducati ha anche provato a licenziare Andrea: questo non lo dice il Dovi nella sua intervista alla Gazzetta dello Sport, ma è quanto risulta a Moto.it. Comunque sia, AD04 si dice sorpreso e conferma quanto dichiarato sempre dal suo manager, Simone Battistella: Ducati non gli ha mai fatto una offerta per il 2021.

“(…) Non c’è mai stata una vera proposta. Si diceva che Dovizioso chiedeva questo o Ducati poteva dare questo… tutte balle. Non abbiamo mai negoziato, soprattutto non è mai arrivata un’offerta. E, quindi, non ne abbiamo mai rifiutata una bassa. E’ la conferma che nella riunione del 2019 per Gigi è finita. (…) Queste decisioni arrivano solo da Gigi. Si parla di Ducati ma è sbagliato, tutte le decisioni prese da quando c’è lui, sono sue. Come Lorenzo al posto di Marquez nel 2017. A inizio 2016 c’era stata la possibilità di prenderlo, ma Gigi aveva già deciso di volere Lorenzo”.

Nella lunga intervista, Andrea ammette che in Ducati sono comunque bravissimi e molto competenti, ma che il pilota viene poco ascoltato, sempre messo in discussione: del resto, in passato si è dubitato anche di uno come Casey Stoner

Naturalmente, Dovi risponde anche sulle domande sul suo futuro, confermando quanto sostenuto in DopoGP: al momento, da Honda-HRC non è arrivata nessuna proposta. E, quindi, Andrea si dedica al motocross: ha messo in calendario 28 gare tra regionale e italiano, la prima delle quali il 28 febbraio. Gare che Andrea disputerà con una Yamaha e il suo “vecchio” numero 34 in onore di Kevin Schwantz: perché il primo amore non si scorda mai. A differenza della Ducati.

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