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L'INTERVISTA

MotoGP. Pecco Bagnaia: “Una grande responsabilità sostituire Dovizioso”

Il pilota piemontese è molto motivato: “Non sarà facile, ma abbiamo tutte le carte in regola per dimostrare che la Ducati è veloce e lo sono anche i piloti”. Dall’Igna chiede il titolo. “Come nel 2018 in Moto2, devo prima vincere una gara ed essere più costante: poi si vedrà”
di Giovanni Zamagni
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L’emozione è tanta: Pecco Bagnaia ha la gioia di aver raggiunto un traguardo sognato fin da ragazzino.

“Sono cresciuto con sempre una Ducati in famiglia. Da bambino, amavo il rumore delle moto Ducati, differente da tutti gli altri. Ed è una moto italiana. Arrivare in MotoGP è il sogno di ogni pilota, per me riuscirci con la Ducati è il massimo. E adesso sono nella squadra ufficiale: bellissimo”.

Adesso, però, bisogna fare risultato, provare a far dimenticare uno come Dovizioso.

Prendere il suo testimone non sarà facile, ma neppure quello di Danilo (Petucci, nda): così come Lorenzo hanno fatto un grande lavoro. E’ una grandissima responsabilità: Dovi ha fatto tre volte secondo nel mondiale e un anno è andato veramente molto vicino a conquistare il titolo. Sarà molto dura, ma siamo qui per provarci e riuscirci. Abbiamo tutte le carte in regola per dimostrare che la nostra moto è la più veloce e che lo sono anche i piloti.

Dall’Igna è stato chiaro: l’obiettivo è il titolo. Troppa pressione?

E’ una pressione positiva e da un pilota ufficiale è quello che ci si aspetta: un pilota ufficiale Ducati non può pensare di fare quinto o sesto, oppure fare una buona gara e due o tre male… L’obiettivo è per forza quello di vincere il titolo. Come mi era già successo nel 2018, in Moto2, io punto soprattutto a conquistare la prima gara e poi da lì iniziare a pensare più in grande. Devo essere più costante, anche quando si è in difficoltà.  La pressione che ci mettono addosso è solo positiva, sia io sia Miller sappiamo che essere nel team ufficiale porta grande responsabilità sia per lo sviluppo sia per i risultati.

In cosa devi migliorare?

Con le alte temperatura sono sempre stato competitivo, mentre con quelle basse ho faticato tanto. Ho lavorato durante l’inverno per migliorare questo aspetto, anche al Ranch ho provato a capire come migliorare all’inizio di una sessione, con le gomme fredde. Per me è una fortuna avere jack come compagno di squadra, si può imparare tanto: ho analizzato ogni sessione di Jack di Aragon e Valencia, ho cercato di capire come fa a essere subito efficace fin dall’inizio.

Come vedi Bastianini e Marini?

Ho parlato con Luca ed Enea: gli ho solo consigliato di stare calmi e fare più giri possibili, senza pensare al “time attack” nei test. Io feci secondo nel primo test in Malesia, poi, però, nel 2019 ho avuto tanti problemi: è più importante per loro fare chilometri, capire le gomme. Io credo che entrambi abbiamo già uno stile di guida adatto alla Ducati.

Hai parlato con Rossi dei suoi anni in Ducati?

La moto di adesso non c’entra nulla con la Ducati di allora: sono cambiate tutte le persone, è un progetto totalmente diverso. Anche Dovi quando Ducati ha iniziato a sviluppare questo progetto ha cominciato a fare bene. Per Valentino la situazione era molto complicata, molti piloti non andavano forte con quella moto. Non mi metto a confronto con lui, è impossibile: adesso la Ducati è la moto più competitiva che c’è in griglia non si possono fare paragoni.

I piloti Ducati nel team ufficiali hanno sempre avuto un po’ di difficoltà nei rapporti interni; è qualcosa a cui pensi o che ti spaventa?

Con Ducati mi sono sempre trovato bene e mi sono sempre sentito considerato: finché non capiterà a me, non è un qualcosa che mi preoccupa e, sinceramente, non ho questo timore di essere messo in discussione. La relazione è molto buona e so che non sarà mai messo in discussione, a meno che non farò sempre 15esimo: ma in quel caso, sarò il primo a mettermi in discussione.

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