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L'Editoriale di Nico

Nico Cereghini: “Bastianini, la festa di Rimini e Patrignani”

Ieri, domenica, il comune di Rimini e il fan club hanno festeggiato il campione del mondo Moto2. Da motociclisti, come soltanto in Romagna può accadere. Perché qui c’è una storia così bella e lunga che…
di Nico Cereghini

Ciao a tutti! Peccato che il pubblico non poteva esserci, ieri a Rimini, perché la passerella trionfale di Enea Bastianini, riminese e campione del mondo Moto2, meritava una grande partecipazione popolare. C’erano tutti i migliori contenuti: il sole, il campione e il suo fans club, il circuito intitolato a Marco Simoncelli, il lungomare della gara cittadina di una volta, il busto di Pasolini, e persino alcune tra le più belle Ducati.

La Romagna è la capitale del motociclismo e Rimini è la cittadina del Paso, di Renzo Pasolini. E questo è già sufficiente per nobilitarla. Ora, quarant’anni dopo l’ultimo titolo conquistato da un pilota di Rimini -Pierpaolo Bianchi tre volte re della 125- la cittadina avrebbe voluto celebrare Enea con una vera festa; ma per via del covid è stato organizzato un corteo di motociclisti che dalla pista di Misano ha toccato tutti i simboli.

A capo del corteo Enea, su Ducati V4 Streetfighter. Perché Ducati? Chiaro, perché il campione della Moto2 correrà con la rossa in MotoGP 2020. Con Bastianini, anche il sindaco di Rimini Andrea Gnassi sulla Diavel e poi Michele Pirro su V4 Multistrada seguito dai soci del fan club. Il via dalla linea del traguardo del circuito, poi dritti in città: prima il ricordo dell’indimenticabile Renzo, poi il lungomare dove echeggiarono i rombi delle moto da corsa, quindi il porto dove inizia la via Emilia e con quella la Motor Valley della Ducati e tante altre Case. Infine appuntamento al teatro Galli, con intervista di Paolo Beltramo, senza pubblico ma in diretta social.

Qui si capisce perché la Romagna è la capitale del “mutor” e come mai da queste parti nascono così tanti piloti in una lunga serie di generazioni che non sembra conoscere soste. Certo, anche altre comunità festeggiano con orgoglio i loro campioni, ci mancherebbe altro, non c’è soltanto Rimini. Ma semplicemente non esistono altre terre in Italia che possano mettere insieme un programma come quello di ieri. Soltanto qui c’è una lunga storia fatta di di costruttori grandi e piccoli di moto da competizione (grandi e piccole anche loro), e poi di squadre corse, di piste e pistine, di organizzatori e di sponsor. Soltanto qui le corse su strade chiuse, che dal dopoguerra ai primi anni Settanta si organizzavano un po’ dappertutto (la prima in assoluto a Tortoreto degli Abruzzi), si sono trasformate in una vera serie. Milano Marittima, Lugo, Cesenatico, Rimini, Riccione e Cattolica: era la famosa “mototemporada”, che apriva la stagione con i piloti più forti come Ago ed Hailwood, coinvolgendo il pubblico in una grande festa popolare.

Questa lunga storia è diventata una tradizione e ha costruito una vera e propria cultura della moto e delle corse, nella quale ogni cittadino romagnolo è immerso fin dai tempi dell’asilo e anche prima. Sulla materia ci si potrebbe benissimo istituire un corso di laurea, magari a Bologna o Ferrara. E qui chiudo come forse farebbe uno dei miei maestri, Roberto Patrignani, che peraltro ho visto correre proprio a Rimini, alla fine degli anni Sessanta sulla sua Aermacchi Ala d’Oro: prendete nota, scriverebbe Roberto un po’ sul serio e un po’ no, l’idea del corso di laurea è mia, nel caso che si realizzi davvero voglio le royalty.

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