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Motocross

Motocross, Gajser: e con questo fanno quattro!

Lo sloveno della HRC reduce dal secondo titolo consecutivo MXGP, ha spiegato a moto.it alcuni retroscena dei risvolti della anomala stagione 2021
di Massimo Zanzani

"È incredibile pensare di essere riusciti a concludere una stagione così complicata a causa del Covid – ha spiegato TIGA243 - ma siamo stati capaci di mettere tutto in fila e alla fine ce l’abbiamo fatta anche quest’anno".

 

Hai cambiato qualcosa rispetto allo scorso anno?

"Non molto, mi sono giusto allenato ancora più duramente e concentrato un po’ di più a migliorarmi sulla sabbia. E così a inizio stagione quando abbiamo disputato i primi due GP ero già pronto, dopodiché lo stop così lungo mi ha pesato anche perché tutto era un po’ nuovo, ad iniziare dal correre tutto in un giorno solo e tre prove in due weekend, per cui non riuscivo esattamente a capire cosa fare in quanto non mi ero mai trovato in quel genere di situazione. Ho comunque fatto del mio meglio per essere pronto ad agosto quando sono ricominciate le gare, ma sinceramente all’inizio non mi trovavo bene, era come se girovagassi perché tutto era molto veloce, quindi mi sono dovuto adattare molto velocemente e nella seconda parte della stagione ho cominciato a divertirmi come sono solito fare. Così sono iniziati ad arrivare buoni risultati, a vincere alcune gare, fino ad arrivare a Lommel dove mi sono reso conto che c’era un grande scarto di punti, ero primo con più di 74 punti di vantaggio, e quindi avrei potuto correre gli ultimi tre GP in Italia più serenamente e avrei potuto portare il titolo a casa".

 

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Quest’anno la tua Honda è stata molto aggiornata, come ti ci sei trovato rispetto a quella dello scorso anno?

"Se devo fare un paragone fra la moto del 2019 e questa, posso dire che sono completamente diverse. Quella di quest’anno ha fatto un deciso salto prestazionale: è più facile da manovrare, è più leggera, più potente, e più rispondente alla partenza. Mi aveva soddisfatto sin dal primo contatto, e ha confermato tutto il suo potenziale per tutta la stagione".

 

Hai mai pensato quest’anno che sarebbe stato difficile ottenere il titolo?

"Ci ho pensato dopo la Lettonia, dove a cause di alcune condizioni sfortunate e molto errori ho perso il contatto con Herlings, ma poi sfortunatamente Jeffrey si è fatto male e tutto è cambiato perché Cairoli ha cominciato a correre bene, Seewer e Prado erano molto veloci ma anch’io sono riuscito ad inserirmi nella lotta per il titolo".

 

A Lommel invece dicevi che hai capito che era quasi fatta…

"Si, stranamente pur essendo un tracciato molto difficile dove in passato non ho mai amato correre e in cui ho sempre dovuto lottare molto quest’anno mi ci divertivo molto, ho corso bene, ho guidato in maniera costante in tutte le sei manche disputate, le partenze sono state buone, e ciò mi ha dato la confidenza di realizzare di essere vicino al titolo".

 

Per molti piloti il difficile non è essere veloci, ma lo è esserlo in sicurezza. Come sei riuscito a coniugare così bene queste due aspetti così divergenti?

"Quest’anno la competizione è stata davvero dura, c’erano molti campioni del mondo e tanti avversari che erano già saliti sul podio e avevano vinto dei GP. Se si guardava ai primi 20 piloti, c’erano dei nomi così importanti… È stato semplicemente incredibile, così intenso, gareggiavamo vicinissimi e le partenze erano molto importanti, perché non era semplice sorpassare dato che correvamo quasi tutti allo stessa velocità, quindi si doveva rischiare un po’ di più se volevi superare il tuo avversario, e penso fosse molto importante trovare un equilibrio fra i momenti in cui si poteva rischiare e i momenti in cui ci si doveva accontentare di piazzarsi quarti o quinti, senza andare oltre le proprie possibilità, cadere e buttare al vento la gara. Nel passato ho commesso molti errori e da questi ho sempre cercato di imparare il più possibile. Ovviamente col tempo sto diventando un pilota più esperto, anche se ho solo 24 anni ho già maturato una certa esperienza nei campionati del mondo, quindi sto semplicemente cercando di imparare e di migliorare il più possibile anno dopo anno".

 

Questo quarto titolo ha per te lo stesso valore dei tre precedenti?

"Ogni titolo mondiale ha un significato speciale. Sicuramente quest’ultimo, vinto di seguito a quello precedente, non è stato facile, anzi, piuttosto difficile. Aggiudicarsi un titolo è davvero dura, credo che ogni pilota che ne abbia vinto uno possa essere d’accordo come me nel dire che sia veramente molto difficile: tanti anni di importanti sacrifici, duro allenamento, rischi, impegno…ma difendere il titolo penso sia addirittura ancora più difficile, perché quando vinci una volta poi tutti si aspettano da te che tu ti ripeta di nuovo. E questa pressione che l’hai addosso per tutta la stagione, ed è per questo che difendere il titolo è ancora più impegnativo".

 

In percentuale quanto sono influenti le partenze, la moto, l’allenamento, le condizioni fisiche e la tecnica di guida?

"Penso che tutto sia molto importante. Ma quest’anno, con così tanti ottimi piloti, dato che non era facile sorpassare perché avevamo all’incirca tutti lo stesso passo, direi che le partenze siano state ancora più importanti che negli anni precedenti. Penso che se non riuscivi a spuntare fra i primi cinque, era veramente difficile arrivare davanti. Già partendo sesto o settimo i ragazzi davanti a te erano così veloci che era molto complicato sorpassare anche rischiando più degli altri, quindi direi che le partenze in percentuale quest’anno valevano il 60% della gara. La moto è importante, ma penso che le moto ufficiali i termini di prestazioni siano pressoché tutte uguali perché il motocross penso sia uno sport in cui chi è seduto sulla moto a fare la differenza, quindi ti direi che la gara è fatta al 70-75% dal pilota e al 30/25% dalla moto. Le condizioni fisiche soprattutto quest’anno erano molto importanti: avendo corso così tanti GP di fila, con anche una gara ogni tre giorni negli ultimi due mesi, i presupposti fisici e mentali erano veramente dure per cui bisognava essere molto concentrati per mantenersi ai massimi livelli. Non è stato facile, è stato qualcosa di nuovo, mai accaduto prima, quindi anche le condizioni fisiche sono state molto importanti".

 

Hai imparato qualcosa di nuovo da questa stagione?

"Penso che molti di noi abbiano imparato qualcosa di nuovo, non solo per quanto riguarda lo sport, ma soprattutto per la vita: ad iniziare da quanto dobbiamo essere grati per avere la libertà, perché quando ci è stata tolta e siamo dovuti rimanere a casa per così tanti mesi non è stato affatto facile ed è stato un insegnamento ad apprezzare di più le cose".

 

Che aggiornamenti vorresti per la tua moto del 2021?

"Sono già molto contento della mia CRF, ma la Honda fa cose così sorprendenti che sicuramente ci porterà qualcosa di nuovo dato che ci sono 24 ingegneri, o forse anche di più, che lavorano in Giappone molto intensamente per tutto l’anno per aggiungere nuove cose per me e tutti i loro piloti ufficiali. Dopo l’ultima gara abbiamo fatto una settimana di test con tutti pezzi nuovi dei quali non posso scendere nei particolari, ma posso garantire che abbiamo fatto un’ulteriore salto di qualità sia in termini di motore che di ciclistica".

 

Come hai deciso di passare l’inverno?

"A dire il vero non c’è molto tempo da perdere, normalmente in questo periodo avevo già cominciato la mia preparazione ma visto che il Mondiale comincerà un po’ più tardi, mi godo ancora un po' la casa pensando solo a rilassarmi, poi una volta ricaricate le batterie sarò pronto per ripartire".

 

Immaginiamo di essere in gara, dopo la partenza sei secondo: preferisci avere davanti Cairoli o Herlings?

"Sono entrambi veramente ottimi piloti, sono molto veloci e non facili da sorpassare, quindi preferirei assolutamente partire in testa e non avere questo problema, ma se davvero dovessi per forza direi Tony".

 

Perché?

"Non lo so, con lui per almeno un paio di volte ho fatto delle sfide veramente belle, correre era molto intenso, il passo era alto ma la sfida è stata pulita, ci siamo sorpassati più volte ma senza mai toccarci e questo è ciò che rende la battaglia con Tony molto bella".

 

Chi non è del giro quando pensa a un campione di motocross probabilmente si figura un atleta corpulento, invece tu sei una persona così pulita e dai modi così gentili da sembrare più un campione di tennis, alla Federer per intenderci….

"Effettivamente anche in Slovenia molte persone mi conoscono, ma vedendomi quasi sempre col casco quando mi incontrano a volte non sono sicure che sia io e si vede che si chiedono 'è lui o non è lui?' Ed effettivamente quando mi vedono dal vivo in tanti mi dicono che si aspettavano fossi molto più grosso e muscoloso, ma il motocross non è solo muscoli, è soprattutto esercizio, strategia e determinazione".

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