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Il 2020 sarà l'anno nero per la moto in Giappone?

Il Covid stavolta c'entra fino a un certo punto. In Giappone si comprano sempre meno moto (-90% in otto anni), normative e tasse peggioreranno le cose
Il 2020 sarà l'anno nero per la moto in Giappone?

Il 2020 si appresta a diventare l'anno peggiore per le vendite motociclistiche dal lontano 1969.

Ad anticiparlo sono i dati che riguardano il mercato interno dei primi cinque mesi di quest'anno: dopo il primo trimestre a -3%, aprile ha segnato un -6,8% e e maggio addirittura un -25,6%. Significa che da gennaio a maggio le vendite sono scese a 144.000 unità: -8,6%.

Dal 2012 al 2018 le vendite sono crollate da 3.285.000 a 369.000 unità (-90%) e nel 2019 si è registrato il dato peggiore in cinquant'anni con un saldo negativo dell'1,7%.

Un pesantissima contrazione, a partire dal non lontano 2012, causata da varie motivazioni, ma quella fondamentale è di fatto la scomparsa dei ciclomotori.
Nei momenti di picco le vendite della categoria dei ciclomotori raggiungevano i 2,8 milioni di unità: sono stati appena 143.000 nel 2018.

Più del calo demografico che sta colpendo anche il Giappone hanno pesato le pesanti limitazioni all’uso di questi veicoli (velocità ridotta a 30 orari, abbandono del motore a due tempi, difficoltà di parcheggio, campagne di scoraggiamento dell'uso, normative anti inquinamento più costose da sostenere).
E, da ultimo, l'aumento delle imposte dall'8 al 10% entrato in vigore dallo scorso mese di ottobre.

fonte dati MotorCyclesData

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