RMU: l'alba della VR46 Riders Academy
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RMU: l'alba della VR46 Riders Academy

Un'intervista con Ramona Gattamelati, team coordinator, per capire organizzazione e obiettivi dell'azienda partner dell'operazione di Valentino Rossi

Reggiana Macchine Utensili nasce nel 1972 nel campo delle lavorazioni industriali, mentre nel 2009 vede la luce RMU Racing. In che modo viene trasferito il know how tecnico ad RMU Racing? Vi è una reale interazione tra l’azienda e il Reparto Corse nella progettazione delle MiniGP e PreMoto3?

«Certamente, le due parti dell’azienda sono strettamente collegate e lavorano di pari passo. I nostri ingegneri sono altamente qualificati e hanno prodotto internamente all’azienda le moto RMU. Dunque, c’è una reale interazione nella progettazione e nella messa in campo di tutto il know-how meccanico acquisito in oltre 20 anni di attività».

«Agli esordi l’azienda si occupava della commercializzazione di macchine utensili. Da circa 25 anni abbiamo iniziato a produrre dei sistemi di marcatura, ossia delle macchine che vanno ad incidere in modo permanente le componenti. Nel 2009 è nato un secondo brand legato al mondo delle corse, RMU Moto».

«La ricerca meccanica e la grande passione della famiglia Ruozi hanno fatto sì che nascesse questo ambizioso progetto. Non è banale che da un giorno all’altro nasca un progetto del genere: la chiave di volta è stata la passione di Alessandro Ruozi e di suo padre Luciano».

Quanto di Reggiana Macchine Utensili riflette come cultura, valori e filosofia di RMU Racing?

«I concetti di valori aziendali, di come far interagire tra loro le persone e di come trovare delle sinergie sono i medesimi tra le due realtà, se vogliamo che qualcosa funzioni. Avendo creato parallelamente la RMU Moto e la RMU Racing, la realtà che accompagna i giovani piloti in pista, è stato molto semplice capire che l’organizzazione e la gestione all’interno del Team sia in realtà l’equivalente di ciò che facciamo in azienda. Parlo del processo di produzione, che quindi entra più nel dettaglio della fase di progettazione e della reale messa in produzione del motociclo. Le due realtà vanno avanti parallelamente e si supportano a vicenda».

RMU Racing produce mezzi da competizione di alto livello. La continua ricerca porterà alla luce un nuovo prototipo per la Moto3?

«In passato abbiamo prodotto un prototipo di Moto3, che ha già partecipato per due anni nel Campionato Italiano Velocità. Nel 2015 abbiamo ultimato il progetto e lo abbiamo portato in pista nel con Dennis Foggia e Bruno Ieraci, mentre nel 2016 con Celestino Vietti Ramus».

«Si trattava di un progetto ambizioso, ma ci è bastato il tempo di un paio d’anni per renderci conto che ad un certo punto bisogna fare un passo indietro. I regolamenti della Moto3 sono cambiati, non ci danno più la possibilità di produrre un telaio e montare un qualsiasi tipo di motore competitivo, come quelli forniti da HRC oppure da KTM. Questa possibilità non esiste più, nel senso che queste due case hanno chiuso completamente le porte e per utilizzare i loro motori devi acquistare la moto completa. E’ bastato questo per renderci conto che nessun altro motore montato sotto un telaio competitivo finché vuoi, avrebbe mai raggiunto quel livello di competitività. La nostra è stata una scelta obbligata. Inizialmente, quando siamo partiti con il progetto, i regolamenti erano diversi. Permettevano che qualsiasi telaista potesse produrre qualcosa di buono per poi andare a correre con un motore che veniva tranquillamente fornito. In realtà non è stato così, e abbiamo preferito abbandonare perché noi correvamo utilizzando un motore GEO Technology che era l’unico disponibile sul mercato, ma non aveva la stessa competitività di KTM e Honda. Facevamo troppa fatica».

«Attualmente stiamo producendo un nuovo telaio per la PreMoto3 con motore Yamaha, perché dal 2019 il regolamento del CIV prevede che tutti i motori debbano essere Yamaha derivati dal cross. Noi utilizzavamo motori TM e di conseguenza abbiamo dovuto mandare in produzione il telaio e il forcellone della moto che parteciperà al campionato PreMoto3, progettati per il motore Yamaha che verrà fornito dal CIV. Nasciamo per queste categorie minori, quindi non potevamo sottrarci per un cambio regolamentare».

Nell’universo RMU trovano spazio anche i corsi della RMU Mechanics Academy. L’insegnamento deriva prettamente dal racing? Vi sono sbocchi concreti per i corsisti nel Motorsport?

«Siamo una realtà costituita da persone giovani, un Team giovane e concentrato sulla crescita dei giovani piloti, giovanissimi, da sempre. Abbiamo pensato che concentrarci anche sulla formazione di giovani meccanici, con una grande passione per il mondo delle corse, potesse essere quanto mancava per chiudere il cerchio. I nostri tecnici hanno acquisito una importante esperienza sulle piste in questi anni e sono in grado di trasmettere il tanto ai giovani corsisti. RMU Mechanics Academy è arrivato alla 4 edizione, i posti disponibili, per scelta, non sono mai più di 15. Questo per riuscire a concentrarci al massimo sull’insegnamento dei diversi moduli trattati, che vanno dal motore alle sospensioni, dalla telemetria alla vita nel box. Al termine del corso ai ragazzi viene proposto uno stage presso strutture impegnate nei più svariati Campionati. Ad oggi, l’80% dei partecipanti ha poi continuato ad operare nel mondo Racing una volta ultimato quest’ultimo, spesso vengono riconfermati per gli anni successivi».

«RMU Mechanics Academy nasce in collaborazione con MOTUL ed ha ottenuto il patrocinio della Federazione Motociclistica Italiana, è un altro tassello importante, punto d’orgoglio del mondo RMU».

Il vivaio della VR46 Riders Academy ha visto formarsi i giovani più promettenti nel panorama italiano: parliamo di Pecco Bagnaia, Nicolò Bulega, Enea Bastianini e Dennis Foggia giusto per citarne alcuni. Com’è nata la collaborazione con la VR46? Quale percorso è indicato ai giovanissimi che sognano il mondiale?

«L’incontro con la VR46 è stato particolarmente stimolante. La VR46 Riders Academy era appena nata e Valentino, insieme ai ragazzi che collaborano con lui, avevano deciso di portare avanti questo progetto concentrandosi sulla crescita dei piloti italiani. E’ nato tutto con una telefonata, seguita da un primo incontro nel quale abbiamo spiegato, anche se già ci conoscevano e sapevano quello che stavamo facendo a livello italiano, quello che era stato il nostro percorso e quali fossero i nostri obiettivi. Ci siamo trovati subito molto bene perché condividiamo moltissimi punti di vista. Da lì abbiamo cominciato a pensare "perché non provare ad unire le forze, aiutando nella crescita agonistica, piloti giovanissimi per poi vedere emergere il loro talento?" Parlo di coloro che possiedono veramente le caratteristiche fondamentali per diventare non dico un campione ma comunque un bravo pilota, perché c’è un’enorme differenza anche in questo senso. Abbiamo concentrato le nostre energie in questo progetto che ha avuto una durata di tre anni, e abbiamo rinnovato i nostri accordi per ulteriori due anni. Presumo ci saranno degli sviluppi importanti per il 2019, ma è prematuro parlarne ora».

Quali sono i criteri di selezione dei piloti all’interno di RMU VR46RA? Cercate di mantenere un rapporto duraturo con essi?

«Il talento puro è certamente importante, però le caratteristiche dei ragazzi che vengono prese in considerazione sono la determinazione e il fatto di non pensare a 14/15 anni di essere dei campioni arrivati. Di conseguenza l’umiltà e la consapevolezza di dover lavorare duramente non sottovalutando mai nulla, per poter fare di questa grande passione la loro attività principale. Ci sono ragazzi che non possiedono queste caratteristiche, quindi a priori è difficile andare a prenderli in considerazione, oltre al talento puro».

- Oggi la RMU Racing da quante persone è composta?

Quest’anno avevamo due strutture, una Moto3 e una PreMoto3, e nel complesso siamo 18 persone. Per quanto riguarda la Moto3 abbiamo le figure del capo meccanico, telemetrista, sospensionista, due meccanici e due aiuti meccanici. La stessa cosa viene riportata nel Team della PreMoto3, abbiamo sempre un capotecnico, telemetrista, sospensionista, il meccanico principale e un paio di ragazzi che svolgono le funzioni di aiuto meccanico e girano tra le 4/5 moto che avevamo quest’anno.
 

- Quanto è importante la preparazione atletica nel motociclismo attuale? E quanto incide il supporto di un Mental Coach durante il weekend di gare?

Sono entrambi degli aspetti molto importanti. Proprio in virtù di questo abbiamo due coach, uno per la Moto3 e uno per la PreMoto3. Il Mental Coach segue i ragazzi non tanto nel corso del weekend di gara, a meno che loro non abbiano esigenza di mettersi in contatto con lui per qualcosa di particolare, quanto nel lavoro a casa.

Abbiamo un Personal Trainer che li segue sia a casa che nel corso delle gare, ad esempio nel riscaldamento e defaticamento dopo la gara, sia per l’aspetto dell’alimentazione, perché se lasci liberi i ragazzini non rispettano tanto le diete. In pista li accompagna nei pasti, come pranzo e cena, mentre gli spuntini devono essere ad orari ben definiti.

In generale, è molto più importante il lavoro che viene fatto a casa. Mi è capitato di lavorare con dei ragazzi che avevano dei problemi di concentrazione per tutti i giri di gara. Questo è uno dei primi aspetti che si toccano insegnando loro delle tecniche di concentrazione per arrivare in fondo alla gara nello stesso modo in cui questa è iniziata.

In un paio di casi, da un anno all’altro, si sono viste delle enormi differenze. C’erano ragazzini che non finivano le gare perché l’agitazione e la voglia di strafare prendevano il sopravvento. Anche se erano in testa alla gara riuscivano a buttarla via cadendo mentre ora riescono a portare a casa il risultato. La voglia di dimostrare è tanta, quindi questa figura l’ho trovata particolarmente importante.
 

  • Le sponsorizzazioni sportive sono fondamentali per mantenere in piedi i Team. In che modo lavorate sulla creazione di contenuti per attrarre gli investitori?

Cerchiamo in tutti i modi di mantenere un giusto profilo, a volte anche un profilo basso. E’ un qualcosa che ci è stato trasmesso fin dai primi incontri che abbiamo avuto con la VR46 Riders Academy. Non bisogna esagerare nello sbattere il pilota in copertina a tutti i costi. Tenendo in considerazione questo, è chiaro che in un weekend occorre preparare dei comunicati pre e post gara, che nel nostro caso vengono scritti da uno studio al quale di appoggiamo. Poi ci siamo resi conto dell’importanza dei social media. Da paio d’anni abbiamo inserito una ragazza che si occupa di questi aspetti, ovvero marketing e comunicazione, segue tutto ciò che è legato a RMU Marking, RMU Moto e di conseguenza RMU Racing. L’obiettivo è quello di dare agli sponsor il ritorno mediatico che meritano.

- Esiste il rischio che i vostri sponsor vadano in conflitto con Reggiana Macchine Utensili?

Per noi che siamo anche un’azienda, questo è un aspetto delicato. Devono esserci dei valori condivisi anche con RMU Marking. Avendo in azienda diversi clienti, alcuni di essi molto importanti, potremmo tranquillamente bussare alla loro porta per presentare un progetto sportivo ambizioso. Il problema è che collaborando con loro dal punto di vista commerciale c’è sempre una sorta di timore nello sbilanciare dei rapporti che sono in essere da diversi anni. Quindi abbiamo sempre preferito rivolgerci a delle realtà che non collaborano con RMU Marking. C’è sempre il timore di mescolare troppo le carte.

- Come vedi RMU Racing nel futuro?

Già dal prossimo futuro potrebbe esserci un grande salto in avanti. Non ne parlo per scaramanzia, però ci potrà essere un grande cambiamento.

- Un’ultima battuta: cosa ne pensi della MotoE?

Sicuramente riuscirà ad attirare un certo tipo di pubblico. Però, per come vedo io le competizioni, non mi attira il pensiero di andare a vedere una gara dove non sento rumore, non sento la moto che arriva. Il rumore è parte integrante di questo sport. Se tu vai a vedere la MotoGP, al di la della grande velocità, il rumore che produce ti rimane nel cuore, per fare solo un esempio, ma per anche per le più piccole Moto3 vale lo stesso. A me questo aspetto lascia un po’ perplessa, dovremo forse abituarci? In questo momento non mi sento molto attratta da una categoria di questo tipo. Non so se riuscirò mai a mettere in piedi Team di questo genere.

 

Simone Sandre* e Fabrizio Arba (Communication and Sponsorship Management Race Consults)

Simone Sandre è un professionista nel campo delle risorse umane. Attualmente ricopre la posizione di HR Business Partner in CRIF, dopo un’esperienza nel settore Human Resources in KPMG, svolgendo anche attività di docenza in Università (Unicatt) ed alcune Business School, in particolare il Master Sport Business Management del Sole 24 Ore.

Nutre un interesse personale, oltre che ai temi di selezione, formazione, gestione e leadership, più legati al suo ambito professionale, per gli sport motoristici che segue con costanza anche sui circuiti e, unendo le sue due passioni, all'interno dei box per osservare ed analizzare l'operato delle squadre*

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