Turismo

Viaggi e giri in moto, l'itinerario della settimana: tra le Valli di Lanzo e Susa fino al Jafferau

Partiti per un tranquillo viaggio con la Honda Africa Twin alla ricerca di un tesoro tra le Valli di Lanzo e Val Susa, abbiamo deviato e siamo finiti sul forte più alto d’Europa raggiungibile in moto: il Jafferau a 2.816 metri

Un caldissimo giorno d’agosto, lasciato il capoluogo piemontese, siamo parti in direzione delle Valli di Lanzo per trovare il fresco all’ombra delle montagne e scovare le tracce lasciate dai Longobardi, che s’insediarono in queste zone nell'VIII secolo per fuggire da Carlo Magno e nascosero un tesoro sui promontori, anche i pastori di Viù alla fine dell’800 trovarono alcuni reperti e allora anche noi abbiamo deciso di metterci sulle loro tracce, chissà dove potrebbero condurci!

Partiamo in direzione della Reggia di Venaria, residenza Sabauda del XVII secolo con il parco pubblico considerato tra i più belli d’Italia, da lì si imboccano le Valli di Lanzo in direzione Viù (sp 32) fino al bivio per Borgialetto su una strada che dopo circa 3 chilometri diventa sterrata, annunciata dall’ultima fontana sulla destra in cui rifornirsi.

Ben presto la vegetazione diminuisce e aumenta il fresco, oltre i 1.500 metri la vista è libera di spaziare, stiamo risalendo la montagna che prende il nome dei Longobardi il Colombardo (periodo apertura al transito dal 1’ giugno al 30 ottobre), lo sterrato ha molte pietre e non mancano di certo i precipizi, la guida deve essere prudente e attenta, il telaio e le sospensioni elettroniche dell’Adventure Sports aiutano sicuramente ad avere scorrevolezza e fluidità e anche il DCT assolve a pieno il suo dovere, non facendo mai spegnere la moto.

Importanti anche le gomme che se più orientate all’off fanno aumentare il divertimento oltre che la sicurezza. Noi abbiamo le Anlas Capra X gonfiate a 2, vanno molto bene sui cerchi tubless in sterrato e anche su asfalto non viene pregiudicata la sicurezza.

Imperterriti continuiamo a salire, ma tracce del tesoro e dei Longobardi neanche l’ombra, solo animali liberi al pascolo e pastori che ben presto prepareranno prelibate tome di montagna, forse anche questo può essere un tesoro... una piccola parte della ricchezza endemica del nostro paese: tradizioni, storia cultura arte e anche food, ogni tanto è bene ricordarselo!

Quindi la nostra avventura finisce qui? In punta al Colombardo a 1.888 metri? La vista è bella sulla vallata verso i laghi di Avigliana ma…

Uno dei nostri giovani accompagnatori con un’instancabile Dominator dell’88, il primo esemplare che aveva ancora la leva del kickstarter, ci racconta di un forte costruito a fine 1800 raggiungibile in moto, è il più alto d’Europa: lo Jafferau a 2.816 metri.

Perfetto si parte, non c’è voluto molto a convincerci!

In realtà esisterebbe anche lo Chaberton a 3.130 metri ma è vietatissimo ai motori e la strada è franata, andarci a piedi o di corsa è un buon allenamento per acclimatarsi e abituarsi alla fatica in alta quota.
Si riparte!

Lo Jaffrau invece è perfettamente regolamentato per la viabilità: dal 1 giugno al 30 settembre mercoledì e sabato aperto ai motori (lim. 20 km/h) i restanti giorni chiusura totale, l’opposto rispetto alla strada limitrofa dell’Assietta chiusa proprio in quei giorni dalle ore 9 alle 17.
Così c’è sempre una buona alternativa per tutti.

Le amministrazioni si sono concretamente impegnate per far convivere al meglio persone e passioni e meritano una nota positiva!
E’ sempre comunque utile prima di partire un’attenta verifica sulla viabilità e divieti che possono cambiare come anche le condizioni meteo, il transito non è consentito in caso di pioggia nebbia e neve!

E allora super carichi scendiamo dal Colombardo verso Mocchie e ci lasciamo alle spalle la Valle di Viù per risalire la Val Susa, purtroppo la frescura dei 2.000 presto finisce, il sole è caldo, si deve andare al più presto verso Fenil attraverso la statale 24 del Monginevro e svoltare destra compiendo quasi un’eversione a U e lì ci arrampica direzione Moncellier, siamo sulla strada militare che porta allo Jafferau che presto diventa sterrata.

Non si devono temere polvere e pietre e nemmeno i precipizi e i molti sassi, è fattibile anche in due però un po' d’esperienza in off è d’obbligo, lo Jafferau non è adatto al battesimo in fuoristrada, poi c’è l’alta quota con cui convivere e sotto sforzo non è uno scherzo, abbiamo misurato un battito cardiaco con l’orologio Garmin Fenix 5 plus: si va oltre i 140 battiti, gli stessi di quando ci alleniamo su corse a piedi o in bicicletta a velocità sostenuta, essere in buona forma fisica anche in moto è sempre utile!

Giungiamo vicino al bivio per il forte Pramand, un lungo foro attraverso la montagna a forma di ferro di cavallo a senso alternato per le auto, due moto ci passano giuste, buio con infiltrazioni d’acqua, a volte tratti ghiacciati, eppure a noi piace e quando si viene da queste parti è una meta! Giunti all’ingresso ci fermiamo quasi come un senso di rispetto, si entra incrociamo solo una moto, fortunatamente nessuna auto e finalmente torna la luce, subito all’uscita c'è un bel burrone sulla sinistra quindi molta prudenza! Continua la salita, attenzione ad un tornate a destra con deviazione a sinistra che scende direttamente a Bardonecchia, si deve stare sempre sulla strada principale e non svoltare, poi al ritorno prenderemo quella via.

La vista si amplifica, valli sconfinate solitarie, muri di pietra nera e siamo nel vivo dell’avventura lontano da tutto, il paesaggio è sempre più lunare e le emozioni crescono, l’uomo e la sua moto si armonizzano in questa solitudine che ci ricorda le valli infinite dell’Atlante marocchino, non si sa giudicare se sia più bello il paesaggio o il piacere della guida sulla nostra Africa Twin.

Giungiamo ai piedi del Monte Jafferau con le sue due vette: la Testa del Ban 2.652 mt. e l’altra che dà il nome alla montagna di 2.805 mt. Ancora qualche tornante e siamo sul tetto del forte, molte le pietre anche di grosse dimensioni, la traccia del nostro Garmin Zumo XT ci guida fino alla vetta.
La vista è totale senza limiti nessun ostacolo limita lo sguardo, sotto di noi Bardonecchia e davanti la catena delle Alpi Cozie, pare di volare e siamo in silenzio e contemplazione, le emozioni devono essere libere di librarsi nell’aria e scrivere un nuovo racconto nella nostra anima e rimanere per sempre!

Ora per scendere ci sarebbero due alternative: una estremamente ripida, sassosa e diretta che passa sotto agli impianti sciistici di risalita della Testa del Ban o ripercorrere una parte della via dell’andata fino a un tornate dove svoltando a destra si va verso la borgata di Millaures e Bardonecchia.
Consigliamo a tutti la seconda alternativa, la prima via è solo per veri esperti, senza passeggero e pneumatici tassellati in ottime condizioni.

Alcuni amici con le Dominator non sono espertissimi, quindi meglio godersi la strada con calma e serenità e poi il paesaggio è davvero unico e va vissuto il più possibile. Dopo il bivio a destra e qualche chilometro, la strada diventa più scorrevole con un sottobosco che scende gradualmente in fondo valle.
Giunti in paese a Bardonecchia è possibile trovare tutte le strutture sia per dormire che rifocillarsi, c’è anche possibilità di fare rifornimento di carburante.

Se rimanesse ancora del tempo la via del ritorno può avere molte alternative: o si scende fino ad Oulx e si risale a Sauze D’Oulx per trovare ancora off sull’Assietta (giorni chiusura mercoledì e sabato dalle ore 9-17) e si prosegue per il Colle delle Finestre sempre off e Susa, oppure statale 335 di Bardonecchia che poi diventa la 24 del Monginevro fino ai paesi del capoluogo piemontese. Se invece si è in ritardo per la cena a casa e la famiglia chiama, c’è sempre l’autostrada che ben collega rapidamente il comprensorio montano.

Noi abbiamo ancora tempo e un’ulteriore possibilità, una scappata in off da Rochemolles verso il Colle Sommeiller con merenda al rifugio Scarfiotti e poi direzione casa, eravamo così felici e impegnati alla guida che abbiamo anche saltato pranzo!
Tutte queste strade militari sterrate in alta quota sono uniche, tutti i motocilisti d’Europa ogni anno vengono a percorrerle, vanno vissute con almeno un minimo di esperienza in off, mai da soli, con un’attenta verifica delle regolamentazioni, il mezzo in ordine meglio se con pneumatici adeguati, un meteo favorevole e nel pieno rispetto del territorio.

E’ anche importante ricordare che questo turismo porta un importante indotto economico sulle attività commerciali, quindi è utile considerare che in alcuni casi è meglio regolamentare gli accessi alle strade, invece che vietarle totalmente, imparare dalle amministrazioni che sono state in grado di farlo è un buon segno!
Ora partite! L’avventura su strada e in off non finisce mai!

Fabrizio Gillone

Abbigliamento e accessori di viaggio
Casco: BELL MX-9 Adventure
Occhiali: SPY + WOOT RACE
Tuta: SPIDI VOYAGER 4 SUIT
Guanti: ProGrip
Stivali: Honda/Alpinestars Toucan Boot

Navigatore: Garmin ZUMO XT
Orologio: Garmin Fenix 5 plus
Fotocamera: Nikon Z50 con ottica 16-50 VR
Binocolo: Binocolo Nikon Prostaff 3S 8x42

Pneumatici: Anlas Capra X

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