• Yamaha XT 500 1976
    1/12 - Yamaha XT 500 1976
  • Yamaha XT 500 1978
    2/12 - Yamaha XT 500 1978
  • Yamaha XT500 1979
    3/12 - Yamaha XT500 1979
  • 4/12
  • Nel 1964 e 1965 il mondiale di cross 500 è stato conquistato dalla BSA. Poi è iniziata l’era dei due tempi. Questa è una B44 stradale, strettamente imparentata con quella da competizione. Il motore ad aste e bilancieri si è poi evoluto in quello della B50, costruita nel 1971 e 1972, autentico canto del cigno della casa inglese in questo settore
    5/12 - Nel 1964 e 1965 il mondiale di cross 500 è stato conquistato dalla BSA. Poi è iniziata l’era dei due tempi. Questa è una B44 stradale, strettamente imparentata con quella da competizione. Il motore ad aste e bilancieri si è poi evoluto in quello della B50, costruita nel 1971 e 1972, autentico canto del cigno della casa inglese in questo settore
  • La Yamaha XT 500 ha aperto l’era delle grosse enduro monocilindriche a quattro tempi. La robustezza, la versatilità e la facilità di guida erano straordinarie e l’estetica era semplicemente splendida. Questo è un esemplare del 1977, quando sono stati adottati lo scarico alto e il salvacarter in alluminio
    6/12 - La Yamaha XT 500 ha aperto l’era delle grosse enduro monocilindriche a quattro tempi. La robustezza, la versatilità e la facilità di guida erano straordinarie e l’estetica era semplicemente splendida. Questo è un esemplare del 1977, quando sono stati adottati lo scarico alto e il salvacarter in alluminio
  • La sezione del motore consente di apprezzare immediatamente la grande semplicità del monocilindrico Yamaha. Due sole valvole, niente alberi ausiliari di equilibratura e niente avviamento elettrico. Il cilindro era dotato di canna in ghisa e i bilancieri avevano un riporto di cromo duro sul pattino
    7/12 - La sezione del motore consente di apprezzare immediatamente la grande semplicità del monocilindrico Yamaha. Due sole valvole, niente alberi ausiliari di equilibratura e niente avviamento elettrico. Il cilindro era dotato di canna in ghisa e i bilancieri avevano un riporto di cromo duro sul pattino
  • La Honda rispose alla Yamaha con la XL 500S il cui motore è qui mostrato in sezione. Spicca il basamento diviso in due parti da un piano orizzontale, cosa inconsueta per un monocilindrico. Venivano impiegati due alberi ausiliari di equilibratura e quattro valvole. La moto andava benissimo e aveva una tecnica raffinata, ma…
    8/12 - La Honda rispose alla Yamaha con la XL 500S il cui motore è qui mostrato in sezione. Spicca il basamento diviso in due parti da un piano orizzontale, cosa inconsueta per un monocilindrico. Venivano impiegati due alberi ausiliari di equilibratura e quattro valvole. La moto andava benissimo e aveva una tecnica raffinata, ma…
  • 9/12
  • La SR 500, che da noi ha avuto poca fortuna, si è venduta assai bene in altre nazioni. Piacevole di guida e facile da avviare, aveva una estetica straordinaria. E, come diceva Keats, “una cosa bella è una gioia per sempre”. Difficile non essere d’accordo
    10/12 - La SR 500, che da noi ha avuto poca fortuna, si è venduta assai bene in altre nazioni. Piacevole di guida e facile da avviare, aveva una estetica straordinaria. E, come diceva Keats, “una cosa bella è una gioia per sempre”. Difficile non essere d’accordo
  • In una ipotetica classifica dei motori più armoniosi il monocilindrico Yamaha si piazzerebbe molto bene. Qui è mostrata la versione impiegata sul modello SR, con il coperchio laterale destro del basamento privo di alloggiamento per il ruttore (utilizzato invece sulla XT). L’accensione infatti era elettronica
    11/12 - In una ipotetica classifica dei motori più armoniosi il monocilindrico Yamaha si piazzerebbe molto bene. Qui è mostrata la versione impiegata sul modello SR, con il coperchio laterale destro del basamento privo di alloggiamento per il ruttore (utilizzato invece sulla XT). L’accensione infatti era elettronica
  • Il motore Yamaha è stato utilizzato anche per realizzare la HL 500 da cross, che ha saputo farsi valere in un mondo ormai dominato dai due tempi. I grossi mono non muoiono mai…
    12/12 - Il motore Yamaha è stato utilizzato anche per realizzare la HL 500 da cross, che ha saputo farsi valere in un mondo ormai dominato dai due tempi. I grossi mono non muoiono mai…
Tecnica e Storia

La straordinaria Yamaha XT 500. La capostipite di una lunga serie

Splendida, divertente e robustissima, questa monocilindrica è giustamente entrata nella leggenda e ha aperto un importante percorso nella storia recente di Yamaha
di Massimo Clarke

Poche moto hanno influenzato la storia delle due ruote come la Yamaha XT 500, alla quale va il grande merito di avere aperto l’era delle grosse enduro stradali.

Verso la metà degli anni Settanta probabilmente non molti avrebbe pensato che un grosso monocilindrico di nuova progettazione potesse rinverdire i fasti dei classici 500 del passato.
Le ultime moto di questo tipo erano state le Ducati Scrambler 450 (decisamente più stradali che altro) e le BSA B 50, ultima evoluzione delle B 40 e B 44 Victor e antenate delle CCM da cross, frutto di una tecnica ormai datata.

Queste moto avevano lasciato un buon ricordo in quanto a prestazioni (e anche a estetica, nel caso della Ducati) ma erano anche ben note per la robustezza non proprio impeccabile, l’affidabilità dubbia, principalmente per quanto riguarda l’impianto elettrico, e la necessità di una manutenzione frequente e spesso impegnativa.

Inoltre l’avviamento non era sempre agevole.

La Yamaha XT 500 ha aperto l’era delle grosse enduro monocilindriche a quattro tempi. La robustezza, la versatilità e la facilità di guida erano straordinarie e l’estetica era semplicemente splendida. Questo è un esemplare del 1977, quando sono stati adottati lo scarico alto e il salvacarter in alluminio
La Yamaha XT 500 ha aperto l’era delle grosse enduro monocilindriche a quattro tempi. La robustezza, la versatilità e la facilità di guida erano straordinarie e l’estetica era semplicemente splendida. Questo è un esemplare del 1977, quando sono stati adottati lo scarico alto e il salvacarter in alluminio

Il fascino del grosso mono correva il rischio di diventare solo un ricordo per pochi appassionati nostalgici, ma per fortuna ci ha pensato la Yamaha a sistemare le cose.

Negli USA le gare off-road erano popolarissime e in aggiunta al cross puro prevedevano anche numerose competizioni nel deserto o su percorsi in terra battuta, spesso di notevole lunghezza.
Un monocilindrico a quattro tempi moderno poteva avere un buon mercato in tale settore e gli appassionati delle moto di questo tipo non mancavano.

È così nata la TT 500, destinata ad impiego agonistico ed entrata in produzione nel 1975 (la presentazione era avvenuta verso la fine del 1974). Al termine di quello stesso anno è stata presentata la versione entrofuoristrada, denominata XT 500, la cui commercializzazione in Europa è iniziata nel 1976. Con questa moto eccezionale si è davvero aperta un’epoca, quella delle grosse enduro stradali con motore monocilindrico a quattro tempi.

Fondamentale per il successo è stata l’estetica, davvero splendida, ma non meno importanti sono state la facilità di guida, la versatilità d’uso, la semplicità meccanica e la robustezza.

Ad azionare la XT 500 provvedeva un monocilindrico con distribuzione monoalbero a due valvole, inclinate tra loro di 52°.
Non vi era alcun albero ausiliario di equilibratura, il che può forse sembrare strano se si pensa che sulla bicilindrica XS 500 bialbero prodotta dalla Yamaha nello stesso periodo ce ne erano due.

Tutto era semplice, essenziale e realizzato all’insegna della massima razionalità. L’albero a camme veniva comandato da una catena collocata sul lato destro del gruppo testa/cilindro. La valvola di aspirazione aveva un diametro di 45 mm (in seguito portato a 47) mentre quella di scarico era da 39 mm. L’albero a gomiti, formato da tre parti unite per forzamento alla pressa, poggiava su due grossi cuscinetti a sfere. La biella, che aveva una lunghezza di 145 mm, lavorava alla testa su rullini ingabbiati.

Questo motore, che aveva un alesaggio di 87 mm e una corsa di 84 mm (la casa giapponese è rimasta fedele a quest’ultimo valore in tutti i suoi grossi monocilindrici, anche se di cilindrata maggiore), era dotato di un sistema di lubrificazione a carter secco. La potenza era di 32 cv a 6.500 giri/min.

Nel 1981 è apparsa quella che molti considerano la più bella versione della XT 500. La forcella a perno avanzato e i cerchi anodizzati erano stati adottati l’anno precedente
Nel 1981 è apparsa quella che molti considerano la più bella versione della XT 500. La forcella a perno avanzato e i cerchi anodizzati erano stati adottati l’anno precedente

La XT 500 è stata grande protagonista nelle edizioni iniziali della Paris-Dakar (e in altre maratone africane) e ciò ha contribuito in misura considerevole alla sua popolarità, che la ha portata a diventare una best seller a livello mondiale.

Gli altri costruttori non potevano stare a guardare e nel 1979 ha fatto la sua comparsa la Honda XL 500 S, dalla tecnica più evoluta, se vogliamo, e dal peso lievemente inferiore ma dotata di un appeal sicuramente minore rispetto alla Yamaha. Aveva quattro valvole, disponeva di due alberi ausiliari di equilibratura ed erogava una potenza lievemente superiore a quella della rivale.

L’estetica però era piuttosto anonima e nell’uso emergeva una personalità meno spiccata. Inoltre, nonostante le due sole valvole la XT non era inferiore in fatto di prestazioni, anzi… La Honda ha cercato di porre rimedio a questa situazione dotando la seconda serie della XL di una eccellente sospensione posteriore progressiva (Pro-Link), ma un certo gap è rimasto.
E poi la Yamaha ha rapidamente presentato la nuova XT 550. Nel 1983-84 si è avuta una grande svolta con l’entrata in scena della XL 600 e della XT 600 e la competizione tra i due colossi giapponesi ha raggiunto l’apice anche in questo settore.

La XT 500 della Paris-Dakar 1981
La XT 500 della Paris-Dakar 1981

La XT 500 però continuava ad essere apprezzata, anche se i numeri di vendita erano logicamente minori. Nel corso della sua evoluzione la parte meccanica di questa moto ha ricevuto ben poche modifiche, a conferma della grande validità del progetto originale. I cambiamenti sono stati più che altro di ordine estetico.
Vanno comunque ricordate le adozioni di una forcella a perno avanzato nel 1980 e di un impianto elettrico a 12 volt (al posto del precedente a 6) nel 1986. La XT 500, costruita fino al 1990, è stata prodotta in circa 130.000 esemplari, autentico record per una grossa monocilindrica.

La Yamaha ha utilizzato lo stesso motore della XT per realizzare la SR 500, presentata nell’autunno del 1977. Da noi, dove le monocilindriche stradali non incontravano i gusti del pubblico, è stata venduta in ben pochi esemplari, ma in Germania e in Inghilterra i numeri sono stati ragguardevoli.
E in Giappone addirittura la SR 500, assieme alla gemella di 400 cm3, è stata per oltre un ventennio una delle moto più vendute. In quanto alla meccanica, le differenze riguardavano principalmente l’impiego della accensione elettronica (al posto di quella a ruttore) e dell’impianto elettrico a 12 volt.

Dotata di una splendida linea classica, la SR era facile e soprattutto divertente. Disponeva di 33 cv a 6.500 giri/min ed effettivamente quando si spalancava il gas non succedeva granché; il piacere di guida però era sempre assicurato. Del resto, chi ha detto che le moto si devono comprare per le prestazioni di punta? Alcune forniscono sensazioni impagabili per altre ragioni.

Pure in questo caso la Honda ha realizzato un modello con caratteristiche analoghe, che ha avuto ben poco successo per motivi non tecnici (andava benissimo) ma estetici. Insomma, era proprio bruttino… Si tratta della FT 500, apparsa nel 1982, e dotata dello stesso motore della XL.

Occorre infine ricordare che con il monocilindrico della XT è stata realizzata anche una bellissima moto da cross, la HL 500, che nel 1977 ha vinto il Gran Premio del Lussemburgo con Aberg e nel 1980 si è imposta a Carlsbad, negli USA. È stata prodotta in un numero molto limitato di esemplari e oggi è particolarmente apprezzata dagli appassionati del fuoristrada d’epoca (e non solo…).

Yamaha XT 500 (1982 - 89)

Informazioni generali
  • Marca
    Yamaha
  • Modello
    XT 500
  • Allestimento
    XT 500 (1982 - 89)
Vai alla scheda tecnica
Recensioni
  • snakeblue
    21 febbraio 2020
    Moto da appassionati Yamaha XT 500
    Moto che va acquistata sapendo cosa si acquista, un oggetto che ha 40 anni ha i suoi pregi e difetti, richiede di saperci mettere un poco le mani e va mantenuta al meglio, non ha elettronica per cui è affidabilissima, con poche chiavi, pinze, filo di ferro, nastro isolante e poco altro potete andare ovunque e a piedi non rimanete, è una moto che sa dare emozioni alla guida, ovviamente è una moto che richiede un guidatore di carattere, a volte può risultare ostica l'accensione, ma se ben carburata e con puntine e anticipo regolati a dovere può partire al primo colpo, io la ricomprerei.
    Leggi di più
  • FranzK1
    15 luglio 2014
    Yamaha XT 500 (1982 - 89)
    Cosa mi piace L'Enduro con la E maiuscola, tutte le altre vengono dopo! Cosa cambierei Freni non potentissimi.
    Leggi di più
  • bmwexp
    25 marzo 2014
    Yamaha XT 500 (1982 - 89)
    Cosa mi piace Il modello che h inaugurato la categoria maxi enduro.
    Leggi di più
Moto usate
Leggi anche
Altre info Yamaha XT 500 (1982 - 89)
Cosa stai cercando?
Invia feedback
La tua opinione conta